interrogatorio
A 28 anni dalla sua realizzazione, Cure arriva per la prima volta nelle sale italiane a partire dal 3 aprile, grazie a  Double Line. Uno dei capolavori di Kiyoshi Kurosawa, il film che ha lanciato la sua carriera e che ha lasciato un’ impronta indelebile nella storia del cinema contemporaneo.
Un thriller psicologico dalle tinte inquietanti e misteriose, che vede come protagonisti Koji Yakusho (Perfect Days) e Masato Hagiwara (Chaos).
Una pellicola brillante e avvincente che ci mostra in tutta la sua bellezza l’arte cinematografica di Kurosawa.


Omicidi a Tokyo


Ci troviamo a Tokyo, è il 1997, e il teatro delle vicende inizia a tingersi di rosso sangue. Nel giro di alcuni giorni la città è colpita da una serie di violenti ed efferati omicidi. Il modus operandi è sempre lo stesso: tutte le vittime sono segnate da profonde X incise all’altezza del collo. Gli autori degli omicidi, apparentemente sconnessi tra loro ad eccezione della ferita riportata, sono persone comuni. Mariti, compagni, poliziotti, dottori. Persone che fino al giorno, anzi fino al minuto prima, non avrebbero neanche mai pensato di poter compiere un tale gesto. Traumatizzati, non riescono a dare una spiegazione  per le loro azioni, nessun movente viene rintracciato.

Cure foto di scena

Su tutti i casi indaga Takabe (Koji Yakusho), un solerte e mite detective che scandisce la sua vita tra il lavoro e la cura per la moglie affetta da una malattia mentale. Lo accompagna e lo aiuta nelle indagini lo psichiatra Sakuma (Tsuyoshi Ujiki).

L’indagine è complessa, le vittime non hanno precedenti e gli assassini non hanno movente; ma ben presto Takabe riesce a risalire ad un ragazzo, Mamiya (Masato Hagiwara). Il giovane è avvolto dal mistero: affetto apparentemente da unamnesia, non si sa da dove proviene né cosa fa nella vita. Un’ombra all’interno della società che vaga misteriosamente per le strade di Tokyo. Dall’energia calma, composta e pacata, ma al contempo perturbante ed inquietante.

Proprio su di lui ricadranno i sospetti di Takabe, che ben presto inizia a ipotizzare che il ragazzo sfrutti tecniche ipnotiche per soggiogare le persone che incontra.


Nella mente dell’assassino


La malattia mentale, l’illusione e la manipolazione sono al centro di questo spettacolare thriller. Cure ha una potenza magnetica e avvolgente. Per tutta la pellicola il mistero che aleggia sulla storia delle vittime tiene lo spettatore incollato allo schermo.  Spesso Cure è stato definito come il capostipite e precursore dei J-Horror, ma la pellicola è da ascrivere di più al genere del thriller psicologico. Molto più vicino a film come Il silenzio degli innocenti e Seven che alle pellicole deipnosi Mamiyall’orrore.

Più che incutere terrore o paura, Cure ci instilla una crescente inquietudine che si unisce ad una forte curiosità. La spirale di violenza che coinvolge Tokyo e le sue prefetture enfatizza una caratteristica molto importante nel film: laciclicità. Sia la struttura narrativa che il montaggio permettono la ripetizione di alcune scene (Takabe alla lavanderia, la scena del suo ingresso in casa o della moglie in ospedale). Circolarità e ripetizione sono uno stilema caratteristico del film che accentua questa sensazione di straniamento e confusione.

L’emblema di questa caratteristica è Mamiya. Una presenza magnetica, rassicurante ma al contempo inquietante. Una figura che appare dal nulla e viene dal nulla; non definibile e difficilmente comprensibile. Ciò che caratterizza le pellicole più horror di Kurosawa è la paura per l’ignoto, l’assurdo e l’inspiegabile. Il male giunge senza preavviso e senza poterlo controllare o fermare. Nel caso di Cure ci si inabissa nella mente dell’assassino, si entra in contatto con la psiche più profonda dell’essere umano creando uno stato di trance e confusione.

Un villain tra i più enigmatici del cinema giapponese, con uno stile che ricorda in un certo modo Johan Liebert (Monster) per il suo mistero e la sua conturbante calma.


L’arte di Kurosawa


L’arte del maestro Kurosawa è ciò che rende davvero unico il film. D’altronde non ci potevamo aspettare nulla di meno dal regista che è stato definito da Scorsese come “un maestro della luce, dell’inquadratura e del ritmo”.

Il suo stile è contrassegnato da diversi elementi caratteristici, tra i più rappresentativi possiamo contare l’uso del piano sequenza e un montaggio particolare e frenetico, caratterizzato dall’ellissi.

L’uso particolarmente suggestivo del piano sequenza crea delle scene continue di dialoghi, segue i personaggi nello spazio e orienta la narrazione seguendo l’occhio del regista. Queste sequenze permettono una maggiore immersione nello spazio della scena e rendono i movimenti più fluidi e suggestivi.

Possiamo rintracciarne un esempio nella scena in cui Mamiya fa la sua apparizione; la sequenza sulla spiaggia in presenza di un vivace oceano invernale, in cui vediamo Mamiya che interagisce con uno sconosciuto, lasciano lo spettatore confuso e incuriosito. Con una ripresa che si sposta seguendo i due che camminano sulla spiaggia, veniamo immersi nell’atmosfera grigia e suggestiva della scena.

Cure casolare

Il secondo elemento riguarda lo stile e il montaggio. Le sue opere sono caratterizzate da tagli netti e decisi delle scene che lasciano in sospeso e creano tensioni e dubbi, stimolando l’attenzione. Vediamo sequenze veloci di immagini che percorrono la pellicola e si mescolano negli occhi degli spettatori. In Cure ne è un esempio la scena del primo omicidio. Il delitto non ci viene mostrato esplicitamente piuttosto ci vengono mostrati una sequenza di fotogrammi che, nonostante le ellissi, ci permettono di cogliere quello che è successo e di unire le informazioni frammentate che Kurosawa ci ha dato.

Questi elementi così caratteristici hanno reso unico lo stile di Kurosawa e gli hanno permesso di dare ai suoi film uno stampo onirico che ricorda in parte lo stile del maestro Lynch, unito alla suspense delle pellicole di Hitchcock.


L’inquietudine del silenzio


Sappiamo tutti quanto sia importante il sonoro nel mondo del cinema, ma ancor di più negli horror diventa fondamentale per infondere nello spettatore una crescente tensione (un esempio tra tutti Psycho di Hitchcock).

Cure non solo sfrutta i suoni, ma anche i silenzi. Non si intende tanto la musica o la colonna sonora, ma i suoni della città, delle case, del vento che imperversa o dei macchinari delle fabbriche. Suoni assordanti e rimbombanti che confondono e destabilizzano (come l’asciugatrice in casa di Takabe) si alternano ad improvvisi silenzi.

Questa scelta di non rendere una colonna sonora la protagonista del film sicuramente è molto congeniale alla sensazione di smarrimento e confusione che lo stesso Takabe sta vivendo. Man mano che continua le indagini, infatti, entra sempre più in contatto con la mente di Mamiya e discende in una spirale di follia e paranoia che lo angosciano a lavoro ma anche in casa.

Cure Takabe indaga

C’è questa forte dicotomia tra il Takabe detective, composto, calmo e assertivo, e il suo forte malessere interiore dovuto al continuo contatto con il male e con la morte; accentuato dalla grave condizione della moglie. Kurosawa ci porta dentro la sua mente e nella sua vita anche attraverso i suoni, i rumori e i profondi silenzi che vengono bruscamente interrotti.

Cure si conferma una pellicola che, tra mistero e tensione, regala allo spettatore un’esperienza immersiva e imperdibile. Non avete scuse per non andare al cinema a recuperarvi questo capolavoro del cinema giapponese, a partire dal prossimo 3 aprile in versione restaurata 4k e, per la prima volta, con doppiaggio in italiano.

Se non ne avete avuto ancora abbastanza, dall’orrore orientale vi indirizziamo all’orrore occidentale. A vostro rischio e pericolo.

#INBREVE

Negli abissi della mente

Tensione, mistero, ipnosi e magnetismo. Cure vi trascinerà nel limbo della ricerca del detective Takabe, in una spirale di omicidi tra le strade di Tokyo. Simbolismo e violenza sono gli ingredienti degli omicidi, ma la vera protagonista è la psiche degli esseri umani e tutto ciò che nasconde.
Un viaggio accuratamente studiato da Kurosawa, che ci addentrerà in un mondo in cui si fa fatica a riconoscere il male e la sua origine.

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